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Rinati con la camicia
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A volte ritornano. Mai modo di dire si è rivelato più azzeccato per definire l'alternanza di stili (oggi "in", domani "out") che caratterizza la moda e il costume. E la moda maschile, apparentemente meno capricciosa e più salda di quella femminile, non fa eccezione: è capitato agli stivaletti da uomo, in voga negli anni Sessanta e Settanta, poi dimenticati e ora di nuovo protagonisti nella scarpiera maschile; è toccato alle cravatte Regimental, un classico che, dopo una decina d'anni di oblio, torna a essere un punto fermo del guardaroba; è toccato ai cappotti, sostituiti da parka, piumoni e giacconi d'ogni genere, ma adesso ridiventati un capo di gran moda fra gli adulti che tengono all'eleganza.
È un destino di alti e bassi che non ha risparmiato neppure la camicia. Infatti, nonostante una tradizione di almeno dodici secoli (basti pensare alle tuniche dei Romani, almeno così come l'arte ce le ha tramandate), negli anni Ottanta e nei primi Novanta la camicia era entrata nell'ombra. Colpa - si fa per dire - delle T-shirt, delle polo e persino dei maglioncini girocollo. Merito - si fa sempre per dire - di stilisti come Giorgio Armarli (anticipato da icone di Hollywood come Steve McQueen) che avevano abolito la vecchia cara camicia, sostituendola con magliette d'ogni genere indossate persino sotto la giacca, alla maniera dei protagonisti di Miami Vice... Ma da qualche anno, com'era prevedibile, è arrivato il ribaltone: dall'America on the road alle località di mare più alla moda, via via fino alle recenti passerelle milanesi la camicia classica ha riconquistato il suo primato. E non solo negli uffici e tra i manager più attenti alle forme (dove in realtà non aveva mai smesso di imperare) ma anche nel tempo libero, magari portata fuori dei calzoni, con noncuranza, in stile "grunge" come fanno i giovanissimi o in stile "tropical-vacanziero-intellettuale" come usano gli adulti per mimetizzare un po' di pancetta... Lasciando stare gli antichi Romani, saltando a pie' pari le tunichette medioevali e le superbe camicie rinascimentali e barocche del Cinque-Seicento con volant e gorgiere inamidate, superando le trine del Settecento (povere stiratrici...), la camicia così come tutti la conosciamo, con il colletto relativamente piccolo e accompagnato quasi sempre alla cravatta (salvo che per artisti e intellettuali rivoluzionari), nasce nell'Ottocento. I tessuti diventano più semplici e, accanto al bianco, compaiono timidamente i primi colori. E a proposito di colori, la camicia più famosa del XIX secolo, quella dei garibaldini, ha un'origine molto prosaica. Risale a quando in America del Sud, nel 1843, Giuseppe Garibaldi e la sua Legione Italiana combattevano a Montevideo in difesa dell'Uruguay contro l'Argentina.
I seguaci dell'Eroe dei Due Mondi non possedevano una divisa e avevano pochi soldi da spendere: fu così che un commerciante locale offrì alla Legione, a prezzi stracciati, un fondo di camicie rosse già destinate ai saladeros, gli operai dei grandi macelli e degli stabilimenti di carne (il rosso, ovviamente, serviva a mimetizzare le macchie di sangue). Da allora, la valenza politica del colore rispunterà più volte nella storia del Novecento: le camicie azzurre dei nazionalisti spagnoli, quelle nere dei fascisti, quelle brune (kaki, in realtà) dei nazisti. Per i seguaci argentini di Juan ed Evita Perón, i descamisados, gli scamiciati, persino l'esser senza camicia diventerà un simbolo ideologico. Dalla storia alla cronaca il passo è breve.
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