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Aspettando il Natale
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Bianco Natale? Fuori, forse. Dentro no, il Natale ha un cuore rosso, caldo.
Natale vuol dire casa, tepore degli affetti, gesti rituali, decori come segnali festosi, scambio di doni, cibi speciali da consumare assieme alla nostra grande o piccola comunità familiare. Se ne rimane fuori il freddo, quello del clima invernale, ma anche quello d'un clima sociale sempre più indifferente e aggressivo. Le fatiche del combattimento quotidiano restano sospese per tutto il periodo della festa. Una festa che risale alla notte dei tempi e che tutti riconoscono come propria, al di là delle culture e religioni. Perché ripetiamo «Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi»? Coi tuoi, cioè dentro il guscio della famiglia. Perché la casa è il rifugio dell'uomo come lo era la grotta di Betlemme per la Sacra famiglia in fuga, come le grotte silvestri in cui la Roma delle origini celebrava secondo un rito etrusco la rinascita del nuovo anno (e prima ancora nei tempi di tutte le genti c'è la memoria inconscia di grotte della preistoria umana riscaldate e difese dai fuochi). Il Natale è rosso perché la vita cioè il sangue sono rossi, ma è anche luminoso come il sole; e come il sole e come i cicli della vita il Natale è anche rotondo e circolare. Questi simboli noi nel profondo li riconosciamo e difatti eccoci qua, in cima a uno sgabello, che costruiamo l'albero di Natale: «Passami prima le palline colorate e poi il filo argentato, quindi le luci che si accendono e spengono e intanto tu annoda i fiocchi rossi». E ogni anno bisogna aggiungere qualche nuovo pendente perché porta buono. E le candele anch'esse rosse oppure dorate. Niente unisce come costruire assieme qualcosa. Circolari sono anche i grandi anelli di giunco, intrecciati di rametti e pigne argentate da disporre come centrotavola e da appendere all'ingresso come benvenuto. E rotondi, sulle alzate, sono i frutti prescelti: arance, melograni e tanta uva. Ma l'enfasi maggiore è posta sulla sfericità del vischio, perle vegetali che già Plinio il Vecchio ricordava essere sacre per i Galli, che procedevano alla loro raccolta con rituali complessi ben attenti "a che mai cadessero a terra". Perché questa pianta semiparassita, crescendo sulla pianta ospite, a mezz'aria, ben rappresenta il legame fra cielo e terra. Frutta dunque. E vischio. E rosseggianti "stelle di Natale". E ghirlande. E abeti, in particolare l'abete rosso (Picea abies; da non confondere col più raro e nordico abete bianco dagli aghi argentati e dalle caratteristiche pigne appese a testa in giù). Il mondo vegetale è molto ben rappresentato in onore dell'originaria festa del sole.
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