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Sapori
I finti poveri
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Mangiarle a Capodanno è un rito tradizionale, come baciarsi sotto il vischio , o indossare qualcosa di rosso.
Sarà forse per la loro forma rotonda e schicciata, che ricorda quella delle monetine, se le lenticchie sono ritenute propiziatorie per assicurarsi prosperità e fortuna tutto l'anno. E proprio per un piatto di lenticchie, Esaù, come racconta la Bibbia nel libro della Genesi, rinunciò addirittura ai suoi diritti di primogenitura.
Gli antichi Ebrei non erano i soli estimatori di questi legumi, che sono poi i semi di una pianta erbacea originaria dell'Asia minore, dove sono conosciuti e coltivati da tempi immemorabili.
Fino a un recente passato, le lenticchie, e più in generale tutti i legumi, comparivano sulla tavola di campagna praticamente ogni giorno. Se nella bella stagione si consumavano quelli freschi, come piselli e fave, teneri e dolcissimi, in inverno si cucinavano quelli secchi, sapientemente conservati dopo il raccolto estivo. Lenticchie, ceci e fagioli diventavano così l'ingrediente base di zuppe e minestre (vera peculiarità della cucina italiana, nella grande famiglia dei primi) che, con l'aggiunta di verdure, pancetta e quant'altro disponibile in dispensa, altro non erano che sostanziosi piatti unici. Per farsi un'idea dell'insospettabile varietà di semi di leguminose esistenti, bisogna andare nell'Antica Bottega di Prospero, nel centro storico di Lucca. Entrarci è un tuffo nel passato, e non solo perché la Camera di Commercio locale fa risalire le sue origini addirittura al 1790. La bottega, in un ambiente da "c'era una volta", incarna tutta la cultura gastronomica lucchese (e non solo) legata alla terra.
Di fronte al vecchio bancone, sta una distesa di sacchi ricolmi di ceci e di cicerchie, di sementi e di farine di tutti i tipi (di mais, di ceci, di farro) che profumano di buono. Si capisce bene perché ne rimasero parimenti affascinati personaggi così diversi come Ugo Tognazzi, noto gourmand oltre che attore, e Indro Montanelli, giornalista e scrittore, tra i più famosi habitué della bottega.
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